Al limite del pensiero intravedo segni, immagini e intuizioni dell'intelletto.
Ma avvertire il confine del pensiero senza perdere il senso mentale dello spazio, equivale ad individuare ritmicamente un numero indeterminato di segni e di piani virtuali che si spostano progressivamente suggerendo configurazioni aperte ad altri punti di vista.
Allora i segni-linee non definiscono solo il limite delle superfici continue ma evidenziano forme attraverso il prolungamento e la proiezione dei piani che intersecano e giacciono tra il piano del pensiero e quello reale.
Così i miei segni d'acciaio poggiano su uno spazio formato da un rettangolo di terra ruotato rispetto alla cornice che lo delimita, e la relazione che si stabilisce tra i rettangoli sghembi e lo spazio circostante, induce la consapevolezza della dimensione verticale attraverso la connessione dei due concetti di profondità e di rotazione, e qui la spinta verticale che si determina in quello spazio delimitato è in contrasto con l'estensione degradante dei volumi circostanti e suggerisce rapporti con la dimensione del tempo.

(Italo Antico Dal cat. "Il luogo della forma" n. i - castelvecchio, verona, 1981)

  

 

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