[...]Una
scultura come questa ci dimostra molto chiaramente, da un lato,
la messa in crisi, la nullificazione delle masse plastiche, la negazione
della monumentalità retorica; dall'altro, la utilizzazione
d'una visione del mondo in cui la scultura assume sempre di più
la funzione di personalizzatrice d'un ambiente, di indice (proprio
in senso peirciano) immesso entro un contesto: il sottile tubo d'accaio
non è di per sè che un vuoto dimensionale, un'assenza
plastica, una negatività scultorea. Ma una volta che sia
stato introdotto nell'ambiente, addossato ad una parete, estro-lesso
entro l'invaso in cui s'inserisce, acquista appunto la qualità
indexicale di cui Peirce ragiona a proposito di taluni segni. Diventa
significativa d'una volontà espressiva dell'artista, non
di per sè, ma nella sua osmosi e nella sua costante interazione
con l'ambiente entro cui è stato inserito e di cui ha scardinato
le strutture, e al tempo stesso, rivitalizzato la sostanza. [...]
Gillo
Dorfles 1976