[...]Viene
fatto di chiedersi, ogni volta di fronte alle opere di Italo Antico,
se si offrano come il prosciugamento pressoché definito di
una realtà, fisica ma anche plastica, che si è contratta
all'estremo e di cui resti come segnale di continuità, nel
tempo prima ancora che nello spazio, questo elemento ormai fossile,
questa vertebra di materia industriale. Ma viene fatto, anche, e
in contemporanea, di domandarsi se non sia altrettanto vera l'impressione
opposta, se questo reperto, cioè non sia una sorta di germinazione
primaria, elementare, l'affiorare di un sistema di presenza che
oggi si mostra in scoperta semplicità e via via si compone
in una dimensione sempre più ricca, e complessa, occupando
sempre più spazio. Insomma ciò che subito "dice"
un lavoro di Antico è la provocazione a sentire, e dunque
a percepire, qualcosa di cui la "monotonia materiale"
del tubo d'acciaio inossidabile è il suono continuo, non
sai se traccia o matrice, inizio o fine, punto di resistenza finale
o satura pienezza in espansione. [...]
Paolo
Fossati 1975